MARTINA PIZZICONI

Dopo un inizio da Teatrante all’età di circa 8 anni, quando straziavo gli abitanti di Ficulle, ridente paesino dell’Umbria, costringendoli a pagare 50 lire per affacciarsi alla finestra del Vicolo dove abitavo, per assistere ai miei spettacolini e dopo aver turbato l’infanzia di mia sorella e dei miei cugini con le mie fiabe registrate con un mangiacassette che funzionava a singhiozzi, finalmente mi diplomo al Liceo Classico di Orvieto e…. mi iscrivo alla Facoltà di Giurisprudenza di Perugia! La carriera universitaria procedeva bene ma il sogno nel cassetto rimaneva il teatro. Il Dams di Bologna era il mio pallino ma il buon senso comune mi aveva convinta che da avvocato avrei trovato un lavoro certo e invece con quelle “mattarie” che si fanno al Dams, dopo cosa avrei mai potuto fare? Inoltre Perugia era vicina, Bologna invece... a Nord e poi cara, cara da matti! Ma un bel giorno, di fronte all’ennesima visione dei un cartone animato e in particolare ascoltando la canzone del Granchio, ebbene sì lo confesso della “Sirenetta” della Walt Disney, la folgorazione! Questo voglio fare: pupazzi, vocine, ca3nzoncine, faccine e soprattutto scrivere, inventare storie! Inoltre Lavorare e studiare si poteva e quindi anche mantenersi nella costosissima Bologna, non era più un miraggio e fu così che mi iscrissi al Dams.

Il Dams però non era esattamente un’accademia d’arte drammatica, seppure affascinante, era tutta teoria e niente pratica. Questo però mi permise per un certo periodo di integrare il lavoro di cameriera con quello di giornalista, dal 1994 al 97 infatti, usufruii di biglietti gratis per le stagioni del Teatro Mancinelli di Orvieto, del quale recensivo alcuni spettacoli per i giornali: Prima Pagina e La Città, testate locali che uscivano nell’area umbro-toscana.

L’idea di diventare un critico teatrale però non mi entusiasmava affatto e allora, guardandomi un po’ meglio attorno mi resi conto che anche al Dams, volendo, si poteva integrare la teoria con diversi laboratori.
Una delle prime esperienze fu nel ’95, quando vinsi una borsa di studio, consistente in uno stage internazionale, di 20 giorni, presso l’Università di Parigi, per la specializzazione di 20 attori sul mimo e la maschera, coordinato dal prof: Patris Pavis e Marco de Marinis, in collaborazione con l’Università italiana, spagnola, belga, tedesca, inglese e francese; un’esperienza entusiasmante della quale ancora porto nel cuore un vivissimo ricordo e un sacco di gratitudine per il prof. De Marinis che la rese possibile.

Nello stesso periodo approdai al laboratorio teatrale del Prof. Arnaldo Picchi, docente di Iconografia Teatrale e Istituzioni di Regia, al quale sono rimasta fedele per ben quattro anni, durante i quali abbiamo messo in scena vari spettacoli: nel ’95 ero una corifea in “FEDRA”, l’anno dopo Grasset in “AL PAPPAGALLO VERDE”, nel ‘97 partecipai alla lettura pubblica del testo di Roberto Roversi “ENZO RE” presso l’Aula Absidale di S. Lucia, che fu poi messo in scena l’estate successiva in Piazza S. Stefano prodotto dall’Università di Bologna, con Musiche originali, cantate dal vivo da Lucio Dalla. Fra gli attori protagonisti: Ugo Pagliai, Lucilla Morlacchi, Paolo Bonacelli, Antonio Petrocelli. Il mio ruolo in scena era quello dell’ostessa, ma per lo stesso spettacolo ho lavorato presso l’ufficio organizzativo e l’ufficio stampa.

Nel frattempo dal ‘94 al ‘99 decido che , per chiarirmi le idee su ciò che veramente voglio fare “da grande”, devo sperimentare il più possibile e allora non mi faccio mancare nulla: ‘96- Stage di danza africana organizzato dal DAMS e Stage attoriale tenuto da Teatro Carceri di Modena. Per due anni seguo il laboratorio di drammaturgia sulle Baccanti, tenuto dal prof. Giuliano Scabia, sempre presso il DAMS, e il laboratorio teatrale di Vladimira Cantoni.

Nel ‘98 laboratorio di video-riprese, con il prof. G. Rossini e quello di sceneggiatura cinematografica per lungometraggi, tenuto dal Prof. Giovanni Robiano, sempre presso il DAMS. L’anno dopo partecipo allo Stage sul movimento espressivo dell’attore, di Filippo Plancher e al Work-shop di teatro-danza, con il Teatro della Valdoca, diretto da C. Ronconi.

Alla fine mi laureo in “Istituzioni di regia” con il Prof. Arnaldo Picchi, 110 e lode per la mia tesi dal titolo “Peccato che fosse una sgualdrina”, un lungo faticosissimo lavoro per elaborare un sistema di catalogazione delle figure femminili nel teatro e nella letteratura dall’epoca classico-pagana al ‘900, nell’area culturale “occidentale”.
Per fortuna qualcuno l’ha letta! Oltre a diventare oggetto di una puntata per un programma radiofonico, condotto da Antonella Bottini, su Rai-Radio2, infatti, mi procurò il mio primo lavoro con Nanni Garella.

Le cose andarono così: quando ormai vedevo sempre più vicino il giorno della laurea e quindi l’inizio di un lungo periodo da disoccupata, pensai <<Da quale porta non importa, l’importante è entrare in un teatro, poi si vedrà!>> e così mi sono iscritta ad una corso per tecnico di palcoscenico specializzato in materia di illuminotecnica, “Dietro il Sipario”, promosso da ATER e riconosciuto nei paesi UE, con stage conclusivo di 2 mesi presso: Teatro Comunale di Modena, Teatro Comunale di Bologna, Teatro delle Briciole a Parma, Arena del Sole a Bologna. Fu proprio all’Arena del sole che conobbi Nanni Garella, mentre allestiva uno dei suoi spettacoli al quale assistevo da allieva illuminotecnica per niente convinta, e con una faccia come quella cosa che non si può dire, gli portai la mia tesi. Inaspettatamente la lesse e ancor più inaspettatamente non si limitò a dirmi che gli era piaciuta ma mi offrì di collaborare con lui come sua assistente ad un progetto che stava partendo proprio in quel momento, per la creazione di una compagnia teatrale di utenti del servizio di salute mentale della usl allora bo-nord. Da quel giorno, uno dei più felici e incredibili della mia vita, ha lavorato, prima al suo fianco poi in autonomia come docente di improvvisazione teatrale, al progetto dell’Ass. “Arte e Salute” e come assistente alla regia per diversi spettacoli prodotti dall’Arena Del Sole e dall’Ausl di Bologna (‘99 “Sogno di una notte di mezza estate”; 2000 “Miseria e Nobiltà”, ‘01 “Fantasmi; ‘02 “I Giganti della Montagna”, ‘03 “As you like it” ; ‘04 “Atti Unici Di Pinter”).

La collaborazione con il progetto “Arte Salute” è continuata per anni, estendendosi anche al gruppo di burattini e di Teatro Ragazzi, arricchendosi della collaborazione con il regista Carlo Maria Rossi insieme al quale ho lavorato per la messa in scena dello spettacolo “Shakespeare Follies”.

Nel frattempo mi sperimento in nuove esperienze professionali : dal 2001 al 2002, collaborando con il gruppo “Chiaro-Scuro”, come danzatrice per la realizzazione di alcuni video e copertine musicali e come attrice protagonista di un video musicale del gruppo “Renoir”, realizzato per ReteA. Nello stesso anno, lavoro come regista dello spettacolo “La Principessa e il Ranocchio” e come docente di costruzione e animazione burattini per alcuni laboratori organizzati da Burattingegno e come autrice collaboro alla realizzazione di alcune puntate del programma “la Banda dello Zecchino”, per RAI 1. Sempre grazie all’Università, che mi segnala al regista Franco Gervasio, ho inoltre l’opportunità di lavorare come regista assistente alla realizzazione dello spettacolo-evento “Il Miracolo della fratellanza”, che, in occasione di Bologna 2000, debutta il 1 Agosto in Piazza Maggiore. Si tratta di un’ottima occasione per rapportarsi a grandi professionisti come: Angelo Branduardi, Andrea Giordana, Luciana Savignano.

Intanto però sempre più mi appassiono al teatro per bambini che, coltivo attraverso i laboratori di MUS-E, progetto europeo, per l’inserimento dell’arte nelle scuole allo scopo di prevenire fenomeni di emarginazione e favorire la cultura della tolleranza e l’integrazione, ma soprattutto con il mio gruppo di teatro per bambini Ambaradan Teatro.
Nella primavera del ’98, in occasione di una animazione per la festa di Primavera a Ridracoli, io nei panni di fata della Montagna lei in quelli di Folletto del bosco, incontrai Laura Costa. Ad accomunarci, oltre alla passione per il teatro ragazzi, la convinzione che, nonostante le difficoltà di un gruppo autonomo, che si autoproduce partendo da zero, senza le cosiddette “ giuste conoscenze”, non bisognava demordere.

Partimmo come “Compagnia Bella” che inizialmente si proponeva di svolgere attività artistiche di vario tipo ma ben presto queste ultime si sono circoscritte al teatro ragazzi e il nome del gruppo cambiò in Ambaradan Teatro. Dalle scuole, a collaborazioni via via più stabili e continuative con comuni e quartieri fino ai teatri, il lavoro cominciò a crescere. Un circuito difficile nel quale inserirsi quando, per mancanza d’uno spazio adeguato, non si può perpetrare la regola dello scambio ma finalmente qualcuno si accorge di noi, come L’ITC di S. Lazzaro, il Teatro Borgatti di Cento…  Ma di questo racconta il curriculum di Amabaradan Teatro.